Intervista a Luca Rubinacci

LUca RubinacciFotografo Massimo Sestini per Parmigiani Fleurier

 

Milano, via Gesù 1, nel cuore del quadrilatero della moda. Luca Rubinacci, rampollo della famiglia napoletana che ha fatto dell’alta sartoria una religione, ci aspetta lì, in quello che più che uno showroom sembra una vera casa di lusso. Occhi color ghiaccio, stile impeccabile e una leggera, quasi impercettibile, cadenza partenopea, ci conduce per mano tra tessuti e storia, raccontandoci come è nata la celeberrima sartoria Rubinacci. Una lunga chiacchierata, interrotta soltanto dall’arrivo di un cliente, che aveva bisogno di provare l’abito. “Hai la pazienza di aspettarmi un attimo? E’ arrivato il mio cliente“. La cosa ci stupisce. “Ma sei tu in prima persona a provare gli abiti?” “Certamente, li assisto in ogni fase di realizzazione del capo“. Quando ritorna, ci spiega quando sia per lui fondamentale seguire il cliente, capirlo, ascoltarlo e coccolarlo. “E’ questo, a mio avviso, il lusso“. La chiacchierata prosegue, poi, toccando con mano le stoffe, osservando da vicino i bagni di colore e le stampe vintage, l’entusiasmo di Luca nel raccontare, rimanendo rapiti dalla sala prova che non è un semplice camerino, ma un luogo confortevole dove rilassarsi e sentirsi a casa mentre si prendono le misure e si fanno gli aggiusti necessari perché il capo sia perfetto, e culmina nel piccolo atelier annesso, dove quattro sarti lavorano lenti e pazienti.

Luca, ci racconti di più sulla storia della sartoria Rubinacci…
Siamo una sartoria napoletana da 3 generazioni. Ha cominciato mio nonno, Gennaro, nel 1932, poi ha continuato mio padre Mariano che l’ha resa famosa in tutta Italia. Adesso io sto cercando di espanderla in tutto il mondo. Siamo famosi per la nostra giacca napoletana che ha una struttura molto morbida, anche se la mia influenza – ho studiato dai sarti inglesi – ha dato un tocco di modernità. Oggi riusciamo a creare una giacca più strutturata senza dimenticare la struttura leggera napoletana. giacca inglese con morbidezza napoletana. Siamo stilisti su misura, gli unici che vestono lo stile del cliente. Un tempo si andava dal sarto per seguire lo stile del sarto, oggi noi andiamo dal cliente per seguire lo stile del cliente. Abbiamo quaranta sarti tra Milano e Napoli e qualche anno fa, il Financial Time ci ha dato il titolo di sartoria più grande d’Europa.

Vestite solo gli uomini o anche le donne?
Vestiamo prettamente uomo, ma dato che negli ultimi anni è molto in voga lo stile androgino, il menswear for women, riceviamo anche molte richieste di tailleur, giacche e cappotti anche da parte di donne, che ricercano l’alta sartoria, perché la peculiarità di un capo fatto su misura è che viene modellato esattamente sul corpo della cliente. E le nostre sono clienti molto esigenti.

Da che parte del mondo vengono i vostri clienti?
I nostri clienti provengono oggi da tutto il mondo perché, come dice mio padre, “gli italiani li abbiamo già vestiti un po’ tutti”, anche se continuiamo ad avere un buon 20% di clientela italiana.

Quali sono le ragioni di questo grande e conclamato successo?
L’abito su misura lo garantiamo a vita: lo si può stringere, allargare, accomodare, questo fa sì che il guardaroba aumenti non cambi. La bellezza di avere un capo su misura è che è eterno. Magari per qualche stagione può passare di moda, ma poi ritorna ed è sempre bello, perché è fatto bene, con materiali resistenti e di alta qualità.

Da dove provengono i vostri tessuti?
Noi abbiamo 60.000 metri di tessuto in casa, questo vuol dire che possediamo una grandissima collezione di tessuti, anche vintage, degli anni ’30 ’40 e così via discorrendo, di cui rimangono gli ultimi tagli. Ci riforniamo dai migliori fornitori di tessuto al mondo, italiani e internazionali, l’importante è che non contengano acrilico, così che possano essere lavorati a mano. Nessuna sartoria ha in casa stock di tessuti tanto numerosi come i nostri: abbiamo un tesoro fatto di tessuti.

Seguite le tendenze dettate dalla moda pret à porter o assecondate in toto il cliente?
La tendenza per noi la fa il cliente. Possiamo fare una giacca un po’ più moderna se lo desidera, però quando si va dal sarto la giacca va modellata sul cliente e sulla sua fisicità.

E se il cliente fosse un fashion victim che ama i pantaloni con il risvoltino in fondo?
Parto dal presupposto che non abbiamo quel tipo di cliente, per quella fascia di clienti ci sono dei marchi ben specifici. Ma se proprio dovesse capitarci, cercheremmo di farlo ragionare. Non è proprio nel nostro stile. Noi vestiamo il gentleman, che non è vittima della tendenza. Poi certo dobbiamo fare anche un distinguo tra i gentleman di stampo classico e quelli più eccentrici. Ho clienti ad esempio che ci hanno richiesto smoking pijama, abiti di shantung di seta o colorati, oppure ancora giacche foderate con stampe Samurai. Il segreto sta nel sapere portare questi capi.

Al di là dell’abito, avete completato l’offerta con accessori…
Certamente. Sono accessori molto particolari, perché crediamo che l’accessorio sia indispensabile per completare l’outfit. La collezione di cravatte di quest’estate, ad esempio, è ispirata a quelle che realizzava mio padre negli anni ’80 con Hermès. Abbiamo la fortuna di avere immensi archivi storici a cui attingere, e per questa stagione abbiamo scelto di riprendere una stampa caratterizzata da animaletti come volpi, pesciolini, farfalle, gufi… Per l’inverno prossimo riproporremo, invece, disegni vintage degli anni ’40-’50 stampa jacquard. Per i foulard e pochette invece ci ispiriamo sempre a realtà napoletane, come ad esempio le Sirenuse, albergo di Positano, le ceramiche di Capodimonte, la cupola del Teatro San Carlo e così via discorrendo.

Producete anche scarpe e cappelli?
Un solo modello di scarpe che si chiama Marphy, una pantofola da strada realizzata sempre in materiali pregiati e declinata in vari colori. Proponiamo anche cappelli in canapa e lino, a falda stretta o larga. Sono accessori unisex, perfetti per l’uomo e per la donna.

Cosa ne pensa di quei marchi che usano il loro logo in evidenza?
A noi non piace brandizzare il prodotto, lo stile, la classe, l’eleganza, non sono fatti da un marchio in bella mostra. Le nostre giacche all’interno non hanno il nome del nostro brand. Hanno soltanto il nome del cliente, la data di realizzazione del capo e un numero seriale, che fa sì che possiamo conservare 40 cm di stoffa di quello specifico bagno di colore nel caso in cui si dovesse rompere, per potere metterlo a posto e garantirlo al cliente per anni ancora.

Cos’è per Luca l’eleganza?
Sentirsi a proprio agio con ciò che si indossa.

E, invece, che cos’è il lusso?
Il lusso oggi come oggi non è solo la qualità di ciò che si indossa ma è anche un servizio attento, curato, quasi ossessivo, verso il cliente. Quando il cliente chiama noi andiamo. Ovunque si trovi, anche in Kazakistan. E’ questo che differisce una sartoria, anche se grande come la nostra, da un’azienda. Sono io che in prima persona seguo il cliente in ogni fase della realizzazione dell’abito. Un’azienda non può darti questo servizio. A noi piace coccolare chi ci sceglie. Pensi che a Napoli abbiamo una villa con sette suite, ciascuna con il nome di un tessuto, dove invitiamo e ospitiamo il nostro cliente straniero, così che possa visitare Napoli e rifarsi il guardaroba, avere uno chef e una macchina privata. Poi abbiamo una sala prova dove il cliente può bere un gin d’annata, fumarsi un sigaro, rilassarsi mentre prova l’abito. Ecco, questo per me è lusso.

 

Pinella Petronio

Pinella PETRONIO