Dimmi che orologio hai…Di David Di Castro

Dimmi che orologio hai…

Spesso ho sentito pronunciare un adagio, secondo il quale in base a ciò che si indossa si è in grado di conoscere e capire a fondo l’indole e le doti di una persona. I venditori di scarpe, molto spesso sono capaci di indovinare la professione di un cliente dalla scelta della calzatura e ci azzeccano in modo incredibile. Un commerciante di giacche percepisce chiaramente la differenza tra un avvocato, un medico o un ingegnere sulla base degli abbinamenti cromatici, del taglio scelto o della fantasia. Beh, noi che amiamo questo mondo, quello dell’uomo elegante, molto spesso, fateci caso, ci soffermiamo ad osservare una caratteristica del dress code maschile: l’orologio.

Un tempo, nemmeno troppo lontano, gli uomini d’affari di un certo spessore a due cose non rinunciavano: al loro cappello e all’orologio da taschino, solitamente attaccato ad una catenella. E molto spesso era d’oro. Era un simbolo, una componente di un codice identificativo che mostrava l’essenza di colui che lo indossava: era associabile a uomini che nella vita avevano avuto successo. Il diciannovesimo secolo e i primissimi anni del ventesimo sono stati sicuramente caratterizzati dalla presenza di questa immagine. Molti di noi, tra l’altro conservano gelosamente l’orologio da taschino, che ereditato di generazione in generazione, rappresenta una sorta di legame con il passato, la storia della propria famiglia.

Quando sono arrivati gli orologi da polso qualcosa è cambiato. I “vecchi” possessori di orologi da taschino, si sono spesso rifiutati di adeguarsi al cambiamento, ma i giovani hanno preferito sposare le nuove opportunità e le moderne tendenze. Bene o male, tutti hanno iniziato a potersi permettere un orologio e quell’aspetto esclusivo che regalava quello da taschino è via via scomparso con il diffondersi di quelli da polso. Negli anni, le cose sono mutate ulteriormente: l’esclusività non era più data dal semplice fatto di possederne uno, ma dalla scelta dello stesso, dal valore e dalle funzionalità. E già perché l’avvento dei cronografi e poi di quelli digitali ha fatto salire vertiginosamente le possibilità di utilizzo e di fruizione:  alla gente non era più sufficiente misurare ore, minuti e secondi, ma la voglia di arrivare a misurare anche decimi, centesimi e millesimi di secondo, si è fatta strada, pur senza che per molti fosse realmente necessario farlo.

Al giorno d’oggi dunque, si ha la possibilità di comprendere molto di una persona osservando l’orologio che indossa, certo, con le dovute eccezioni. Se si incontra un ragazzo di 15 anni con il Tudor al polso (sempre meno infrequente), certamente non può essere frutto del proprio lavoro, ma è un indicatore del fatto che quel ragazzo evidenzi una spiccata tendenza a seguire poco la via della moda del momento e più quella della distinzione dalla massa. Gli sportivi optano per scelte digitali, molto spesso di enormi dimensioni , per misurare le loro performance. I grandi professionisti scelgono le marche d’eccellenza, alternando forme tonde a quelle quadrate o rettangolari… I commercianti e i rappresentanti hanno una marca preferita, Rolex, poiché sentono l’esigenza di indossare un modello che “non li lascerà per strada”; mentre sempre più spesso manager rampanti si affidano a marchi di qualità non di stampo “gioiellistico”.

Certo, questa è una mia personale osservazione, fatta sulla base di esperienze dirette che spesso mi hanno portato a rafforzare questo mio punto di vista: io ne ho fatto un gioco. Non è suffragata da ricerche di marketing o statistiche, ma… se provate anche voi ad osservare il polso delle persone che incontrate, magari riuscirete anche a comprendere meglio chi avete davanti!

David di Castro  Uomo&Manager  LussoStyle

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